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2003 - Quarta edizione

L'omologazione Iaaf. "La migliore prestazione mondiale 2002 di mezza maratona a Udine? Non è possibile, vorrà dire che il percorso è più corto dei canonici 21 chilometri e 97 metri". Si sarebbe espresso più o meno così un addetto ai lavori all'indomani del tempone fatto segnare da Patrick Ivuti nell'edizione numero tre della Maratonina. Illazioni che se da un lato amareggiavano parecchio organizzatori seri e responsabili, dall'altro li spingevano a cercare le massime garanzie di regolarità per la corsa in programma il 28 settembre, al fine di mettere a tacere una volta per tutte le voci malevole, magari frutto - perché questo era il sospetto - di invidia. Così, a inizio marzo, dopo il sopralluogo effettuato dal francese Jean Marie Graal, già misuratore di maratone in occasione di Olimpiadi e Mondiali, nella sede di via Percoto arrivava finalmente il certificato che attestava la conformità del tracciato udinese ai dettami della Iaaf, la federazione internazionale di atletica leggera, come dire che da quel momento in poi nessuno, proprio nessuno, avrebbe potuto alimentare dubbi sul fatto che la gara friulana fosse o meno a norma.
L'intervento sul percorso, però, non si limitava all'omologazione Iaaf. Mancando 28 secondi appena al primato mondiale maschile di Paul Tergat, la domanda che gli organizzatori si ponevano era dove poterli recuperare. A sentire gli atleti d'elite, Udine aveva sì una corsa scorrevole che favoriva il ritmo e la concentrazione, dunque il grande risultato cronometrico. Tuttavia, stonavano i due chilometri finali, non asfaltati ma pavimentati con i cubetti di porfido, un fondo che faceva perdere aderenza, dunque spinta, ai podisti. Si decise pertanto di modificare la parte finale del tracciato: una volta arrivati in piazzale D'Annunzio, non si saliva più per il pavé di via Aquileia, ma si proseguiva lungo la circonvallazione, ossia lungo viale XXIII Marzo, viale Trieste, piazzale Oberdan, viale Diaz e viale Della Vittoria, con il traguardo che rimaneva collocato in piazza Primo Maggio.

Maratonina a rischio. A fine giugno, nel pieno dell'allestimento della manifestazione, il presidente del comitato organizzatore Aristide Orzincolo rivelava ai giornali che "la Maratonina di Udine è a rischio". Il problema riguardava i finanziamenti, non quelli della Banca Popolare di Vicenza, sponsor fedele e generoso come pochi, ma quelli della Regione Friuli Venezia Giulia, perché a tre mesi dal via nelle casse della corsa udinese mancava ancora il 40% dei 50mila euro stanziati per l'edizione 2002 mentre nullo risultava lo stanziamento per l'edizione 2003. Nullo non era stato, invece, lo stanziamento per la Bavisela di Trieste, alias Maratona d'Europa, che - stando ai giornali - ammontava a 300mila euro o giù di lì. Dunque una situazione delicatissima, che spingeva Orzincolo a muoversi in prima persona: "non sono campanilista, ho sempre cercato il dialogo nel nome dello sport. Ma trattamenti del genere ti fanno venire i cattivi pensieri. Non ci mancano gli incoraggiamenti e le pacche sulle spalle fanno piacere, ma purtroppo non risolvono i problemi". Come va a finire la vicenda? Che serve una nuova giunta regionale per sbloccare i finanziamenti 2002 e trovare finanziamenti 2003 all'altezza della manifestazione, ma l'incertezza perdura fino alla conferenza stampa del 13 settembre, quando l'assessore Enrico Bertossi conferma che "la Regione, come già in passato, farà la sua parte".

Le defezioni. Il record del mondo non si ottiene solo con un tracciato ulteriormente velocizzato. Servono anche atleti veloci e incentivi per farli andare, se possibile, più veloci. Per questo motivo la Maratonina si dotava di un bonus per il primato mondiale di cinquanta milioni di vecchie lire, ossia sedicimila euro più un'automobile che di euro ne valeva diecimila. E per questo motivo già a inizio settembre annunciava la presenza di due big del running mondiale, entrambi keniani, entrambi 1.65 per 52 kg, vale a dire due vere e proprie macchine da corsa. Il primo era quel Patrick Ivuti che l'anno precedente a Udine aveva entusiasmato; il secondo era nientemeno che Charles Kamathi, famoso per aver messo sotto sui 10mila metri ai Mondiali di Edmonton del 2001 il mito Gebrselassie e un'imbattibilità sulla distanza che durava dal 1993. In conferenza stampa, poi, venivano annunciati altri tre atleti di valore assoluto, ossia il messinese Vincenzo Modica, già argento sulla maratona ai Mondiali di Siviglia del 1999, la romana Franca Fiacconi, vincitrice della maratona di New York del 1998, e Margaret Okayo, la keniana vincitrice a Udine nel 2000 e nel 2001.
Ma come spesso capita nel mondo dell'atletica e del podismo l'allestimento di un cast stratosferico in un meeting o in una corsa serve unicamente per perdere un pezzo alla volta: c'è chi gioca al rialzo sull'ingaggio, c'è chi preferisce un'altra manifestazione, c'è chi si infortuna. E correre ai ripari - al posto di Ivuti, Kamathi, Modica e Fiacconi subentravano i keniani Daniel Rono, Yusuf Songok, Anne Jelagat più il toscano Roberto Barbi, al rientro dopo una lunga squalifica per doping - serve solo a registrare ulteriori defezioni. Chi si presenterà al via di piazza Primo Maggio? La Okayo, che però è senza dubbio l'atleta più forte in assoluto di tutti quelli citati sin qui...

Il Teatro Incerto e la Maratona di New York. Il via agli eventi collaterali del 2003 viene dato a giugno dai Corsi di Corsa, un appuntamento ormai tradizionale per la Maratonina. Vengono riproposti anche l'annullo postale filatelico, il meeting studentesco di orienteering, l'exposport e, dopo un anno di stop, il convegno dal titolo "Scienza Prestazione Movimento", che si tiene il sabato prima della manifestazione e che vede tra i relatori Luciano Gigliotti - tecnico di Gelindo Bordin e Stefano Baldini, le uniche due medaglie d'oro olimpiche della maratona andate all'Italia - e Maria Guida - la campionessa europea in carica grande protagonista a Udine nel 2002.
La novità in quanto a eventi collaterali è rappresentata dallo spettacolo "La Maratona di New York" del Teatro Incerto. La traduzione friulana di Paolo Patui del celebre testo di Edoardo Erba, per la regia di Rita Maffei, è capace di richiamare la sera della vigilia della manifestazione circa un migliaio di persone sotto il tendone di piazza Primo Maggio. Persone che alla fine tributeranno una vera e propria ovazione agli interpreti, Fabiano Fantini e Claudio Moretti, per la loro bravura, certo, ma pure per essere riusciti ad arrivare alla conclusione dello show dopo un'ora e dieci di ... corsa sul posto.

Okayo stellare. "Venga a Udine molto volentieri. Ho un grosso feeling con la città, gli organizzatori, il percorso, la gente". Parole di Margaret Okayo dopo aver ottenuto la terza vittoria su tre alla Maratonina di Udine. E che vittoria! La ragazza keniana giunge al traguardo in 1 ora 7 minuti e 23 secondi, primato personale demolito di quasi un minuto e mezzo ma soprattutto record mondiale stagionale femminile sulla mezza maratona e sesta prestazione di sempre sulla distanza. Una gara corsa a ritmi forsennati, tanto che al quattordicesimo chilometro il tempo di Margaret è addirittura inferiore a quello del primato del mondo "Ero veloce, lo so. Il mio boy in bicicletta comunicava i tempi sia a me che a David Kiptanui, l'atleta il cui compito era quello di darmi il giusto ritmo per andare sotto i 68 minuti. Peccato per gli ultimi chilometri. Ho accusato una crisi proprio quando il percorso si velocizzava". Dopo Udine la Okayo vincerà sia la maratona di New York che quella di Londra, divenendo assieme a Paula Radcliffe la regina della corsa su strada mondiale.

Gli altri. Se la gara femminile ottiene un risultato a dir poco strepitoso, quella maschile non è da meno, nonostante un inizio al cloroformio, ben sintetizzato dall'immagine della Okayo che rimane a lungo nel gruppo dei battistrada. La vittoria va a quello che prima del via si considerava un outsider, vale a dire il keniano James Kwambai, che dopo un parziale mostruoso nel tratto dal decimo al quindicesimo chilometro (13'50"!), fa fermare il cronometro sul traguardo a 1 ora e 38 secondi, terza prestazione mondiale stagionale maschile ad appena 16 secondi dalla prima. Avessero funzionato le lepri nella prima parte della corsa il capoluogo friulano avrebbe probabilmente festeggiato un record del mondo proprio nel giorno in cui a Berlino Paul Tergat siglava quello della maratona, primo uomo a scendere sotto il muro delle 2 ore e 5 minuti.
Gli italiani? Con una felice battuta, il colossale blackout che aveva interessato l'Italia la mattina di quel 28 settembre sembrava aver riguardato anche gli italiani alla Maratonina di Udine. Dopo i fasti del campionato tricolore del 2002, con i Battocletti, i Gamba e le Guida, si assisteva malinconicamente al dodicesimo posto di Fabio Bernardi tra gli uomini e all'ottavo di Simona Viola tra le donne.

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